Oggi è il 20 gennaio e, se fosse ancora vivo, Marco Simoncelli compirebbe 26 anni.
In questa domenica come tante vorrei ricordare questo ragazzo non per la sua prematura quanto indelebile scomparsa, ma per quel semplice ragazzo che era, per le ore che ha passato a farmi ridere, a strapparmi sorrisi e a tenermi incollata al divano.
Non voglio parlare di quel giorno, dell’incidente o di quanto mi sia mancato in questa prima stagione motociclistica senza di lui. Voglio solo fermarmi un momento e rivolgergli un pensiero, ricordarlo per il ragazzo che era e che oggi avrebbe compiuto gli anni che io oggi sto vivendo da pochi mesi.
Se lo trovate melenso, ipocrita o moralista non importa. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, di vivere la morte come vuole. Io la vivo ricordando chi, in qualche modo –anche il più stupido- ha fatto parte della mia vita. Come Marco.
“Quando il Sic ti abbracciava era un po’ come quando d’estate abbracci un albero grande, scaldato dal sole, e senti come qualcosa che ti attraversa.” — Aldo Druidi
“C’era sempre un’atmosfera pazzesca, la creava in buona parte Sic perchè per le cazzate non si tirava mai indietro. Un casinaro di natura, era proprio un suo talento. Ma era un puro, cazzo. Al Sic gli volevi bene, se lo conoscevi: era uno figo, soprattutto per quello. Il più grande rammarico è quello di non essercelo potuto godere di più.” — Valentino Rossi
“Nonostante la nostra rivalità, sapevo che Marco era un buono. Da piccoli litigavamo di brutto, ma poi, una volta finito tutto, ci mettevamo a giocare a calcio insieme. Non ci scornavamo, giocavamo. Si è sempre visto che non è uno di quei figli di puttana che se perdi o ti succede qualcosa godono. No. Se gli facevi del male, gli occhi gli diventavano piccoli come quelli di un gattino. Poi però la rivalità ti porta a non condividere niente, a perderti nelle stronzate. E questo, se ci ripenso, è un peccato enorme, imperdonabile.” — Andrea Dovizioso
“Sarebbe stato lui il mio erede: lo amavano per come correva, perché la gente non vuole vedere piloti tutti perfettini che si accontentano, che non ci provano mai. Il Sic invece ci provava fino alla fine.” — Valentino Rossi
“Io penso che poche persone al mondo non vorrebbero essere state Simoncelli, aver vissuto come lui, nonostante sia morto a 24 anni. Perché ha vissuto 24 anni bellissimi, con una bellissima famiglia che l’ha sempre aiutato a rincorrere il suo sogno. Una cosa bella di Marco è che tutto quello che ha fatto l’ha sempre fatto a fuoco, a mille. Non può avere nessun tipo di rimpianto. Né lui, né i suoi familiari.” — Andrea Dovizioso
“Quando guardi delle persona da rivale non riesci a vedere i lati positivi. Più la gente mi parlava bene di Marco, meno capivo quello che dicevano. Trovavo strano lui, e un po’ strana anche la sua famiglia. Ora invece devo ammettere che è una famiglia da ammirare. Sono belle persone, ed è l’unica famiglia che era presente a ogni gara, in Italia o in giro per il mondo. Una famiglia vera, tipo quelle dei film, che stona un po’ col nostro ambiente. Nel paddock di solito questa cosa non esiste. Invece quella è una famiglia che ha sempre avuto voglia di vivere da famiglia: il babbo è il babbo, la mamma è la mamma, il figlio è il figlio - nonostante fosse un pilota -, la sorella è la sorella, la morosa è la morosa. Ed è una cosa bellissima, soprattutto nel motomondiale di oggi, vedere una cosa del genere; è come se fosse fuori dal tempo.
Persone con una direzione comune, con lo scopo di vincere il Motomondiale insieme. Trovare un bel rapporto tra padre e figlio è molto complicato, e io ho sempre visto tra Marco e Paolo un rapporto particolare. Forse troppo…. Quando facevamo le minimoto li prendevo per il culo perchè Marco era uno dei pochi, forse l’unico, che andava in giro mano nella mano con il babbo. “Non esiste, ma guarda che sfigato” pensavo sempre. E invece no, non è giusto o sbagliato, dipende dal carattere, sia dei genitori, sia dei figli. […] Per il carattere di Marco, per il carattere di Paolo, era giusto così. Per loro era il modo migliore per condividere le cose, per trasmettere dei valori di padre in figlio.” — Andrea Dovizioso
“Marco non era un pilota qualunque, era un pilota sincero e di cuore. Io e suo papà gli abbiamo insegnato i valori della vita e lui, nel suo breve passaggio in questa terra, li ha trasmessi a sua volta.” — Massimo Matteoni
“As tough on the track as he was sweet off of it.” — Valentino Rossi
“Alla fine lo vedevi e sembrava un cazzone, invece avendolo vissuto da vicino posso dire che era un professionista, era uno che si allenava duro, che soprattutto sapeva dove voleva arrivare. Il suo obbiettivo era sempre il massimo. Anche un po’ di più.” — Valentino Rossi
“Ricordo una cosa molto bella, che mi torna sempre in mente: a quindici, sedici anni Marco andava via in bicicletta con un gruppo di ragazzi di qui, si trovavano al bivio di Morciano da Migani e partivano insieme: questi tutti tirati dalla testa ai piedi, tutti fighettini da bici, con la tutina… e lui…. bisognava vederlo, come andava via! Si metteva la tuta di felpa più scalcinata che avesse e poi andava. Quando lo vedevo ero così fiera! Perché mi rendevo conto che era sè stesso e non aveva bisogno di mostrarsi in un altro modo: io sono Marco, punto, poi se mi vesto così o cosà è uguale. Aveva proprio coraggio di vivere, perché non doveva mai apparire o mettersi al pari degli altri: lui era lui, basta.
Dopo ok, alle volte esagerava…” — Rossella, madre di Marco
“Per me Marco era ‘il giovane vecchio’, il giovane di una volta. Perché era giovanissimo, ma aveva quella voglia di vivere il motociclismo come l’avevamo io e quelli della mia generazione vent’anni prima. La stessa passione, la stessa forza.” — Mauro Sanchini
One year.
Ciao, Marco.
“Siamo sempre stati diversissimi, ma combattevamo la stessa battaglia, avevamo lo stesso obiettivo, inseguivamo lo stesso sogno. E lo stesso sogno per due persone non può esistere.” — Andrea Dovizioso